Il progetto si chiama “Lasciateci le ali” ed è nato dopo che a 18 anni si è tolto la vita. I genitori e il fratello: “Vogliamo raccogliere fondi per finanziare la prevenzione dei disagi psicologici giovanili”
di Gabriella De Matteis

Pietro Favia ripensa ad agosto, ai venti giorni trascorsi in clinica da Dario. ” L’otto era entrato con la voglia di guarire, il 28 è uscito con quella di morire ” . Dario, 18 anni, la maturità classica presa con il massimo dei voti, soffriva, stava male. E il 28 si è ucciso, lanciandosi nel vuoto. Ora il papà Pietro, la mamma Annarosa ed il fratello Alessandro hanno fondato un’associazione. Si chiama ” Dario Favia Lasciateci le ali“, un passaggio di una canzone di Guccini che Dario amava. “Lui voleva volare alto, forse ha semplicemente avuto paura” , racconta Pietro. Che, ora, con la famiglia, prova a ripartire: da Dario sempre, dalla sua voglia di vita e dal suo dolore. Dai tentativi di rinascita e dalle ricadute. “Con l’associazione vogliamo raccogliere fondi per finanziare la prevenzione dei disagi psicologici giovanili” , dice il professore universitario di Chimica che della battaglia per la sensibilizzazione sul tema ha fatto una delle principali ragioni di vita. ” Perdere un figlio – racconta – è sempre e comunque un orrore. Dario ha chiesto aiuto, era consapevole della sua difficoltà. E noi abbiamo cercato di sostenerlo con trasparenza, non nascondendo mai nulla. Lo abbiamo seguito, parlando con i medici. Abbiamo fatto tutto il possibile” .

Dario Favia



Dario era un ragazzo brillante, estroverso. Amato dagli amici e dai docenti della sua scuola, il liceo Flacco. Sognava di fare il manager e per questo si era iscritto alla facoltà di Economia. ” Avrebbe dovuto frequentare qui a Bari perché lui contrariamente forse ad altri ragazzi amava questa città ” , racconta Pietro che ricorda il novembre di un anno fa quando, per la prima volta, Dario è stato male. E poi le prime cure, le terapie. Gli alti e i bassi. Dario cadeva e si rialzava. Affrontava la malattia e sognava la vita. Parlava con i medici e usciva in moto con gli amici. E poi arriva agosto, il ricovero nella clinica psichiatrica del Policlinico. Dario ha compiuto da poco 18 anni. Non è più un bambino, ma non è ancora adulto. E in corsia prova a guarire tra i grandi. E forse è questo l’inizio della fine. Pietro Favia, in questi mesi, ha usato Facebook come non aveva mai fatto prima. Ha condiviso foto, ricordi, pensieri. E il progetto di ” Lasciateci le ali” ha preso forma anche qui, sui social, terreno dei più giovani, come Dario.

Su Facebook Pietro, il 20 ottobre scrive, con rabbia anche: ” Il nostro Dario ha deciso di lasciarci, a 18 anni, depresso dal disturbo bipolare, dopo 20 giorni di ospedalizzazione in clinica psichiatrica. Una clinica sotto attacco da troppi degenti, troppe emergenze, troppe consulenze esterne. E dai turni di ferie. Non più adolescente, esposto a malati mentali di ogni tipo, in doppia, a volte in tripla. Una bolgia. Mai lo stesso medico due volte di seguito. Niente psicoterapia fino dopo le dimissioni. Dario però aveva detto tutto, da novembre, a noi, agli amici, ai medici. Era rientrato in clinica voglioso di guarire. ” Questa storia finisce qua, diceva”. E’ finita il 28 agosto, la sera stessa delle dimissioni. Non ha retto fino all’incontro con lo psicoterapeuta fissato dopo qualche giorno. Dario – continua – aveva parlato chiaro. Non aveva nascosto niente, a noi, ai medici. Questa sanità non è stata in grado di prendersi cura di lui. E di quanti altri ragazzi? “.

Per capire ” l’orrore ” di chi resta, Pietro, Annarosa e Alessandro, bisogna ricominciare da qui, da questa domanda. ” Dario aveva chiesto aiuto, eppure… ” . Eppure, alla fine, ha scelto il vuoto, quello che la sua famiglia prova a riempire con un gesto di amore e di coraggio. Parlare di Dario e provare così a essere di aiuto. ” Sia prima che dopo – dice il padre – abbiamo parlato con gli psichiatri, i medici e abbiamo capito. Il male che ha colpito nostro figlio assomigliava ad un tumore della mente ” . Aggressivo, spietato alla fine. ” Il sistema non ce la fa o forse non ce la vuole fare. E allora proviamo con la prevenzione ” dice il docente che nel percorso che ha portato alla nascita del progetto ha trovato compagni di viaggio, come l’associazione, nata per ” Paninabella” che la depressione ha ucciso a 13 anni o la ” Giusta Causa”. “Dario Favia Lasciateci le ali” raccoglierà fondi per finanziare i centri che sono impegnati nella cura dei disagi psicologici giovanili o iniziative che aiutino i professori delle scuole ad affrontare tematiche di questo tipo e quindi a sostenere i propri studenti.

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